ACQUEDOLCI

LA STORIA

Acquedolci è un comune della costa tirrenica con un territorio non molto esteso racchiuso tra antichi monti, i Nebrodi, e ampie fiumare; il centro abitato si sviluppa ai piedi del monte Vecchio, o San Fratello, e di pizzo Castellaro, su un ampio pianoro verdeggiante che degrada dolcemente verso le spiagge che si affacciano su un mare incomparabile al cui orizzonte si stagliano le isole Eolie.

La storia di questo territorio è antichissima, testimoniata dai numerosi ed importanti ritrovamenti paleolitici, rinvenuti negli ultimi 150 anni, grazie a campagne di scavo tenute da eminenti studiosi, in un vero e proprio museo all’aperto che si estende nelle antiche paludi alle pendici del pizzo Castellaro, dove si affaccia la Grotta di San Teodoro, splendida e ampia cavità che si apre sulla parete dell’alta falesia calcarea. Innumerevoli resti ossei di fauna quaternaria (elefanti e ippopotami nani, iene, cervi, cinghiali, orsi, asini …) fossili di 200.000 anni e manufatti litici, reperti fossili e antichissime inumazioni risalenti a 13.000 anni fa sono stati qui rinvenuti. Questo enorme patrimonio è custodito in prestigiosi musei siciliani e italiani, ma oltre alla parte lasciata appositamente nelle trincee all’aperto, visitabili in luogo, alcuni sono esposti in un antiquarium comunale dal quale si può partire per le visite guidate.

Le prime notizie storiche sull’abitato risalgono a Plinio il Vecchio, Cicerone e Diodoro Siculo, quando sulla costa sorgeva uno scaro (carricatorum, porto sorto in epoca romana per il ricovero delle navi di Apollonia, insediamento greco che sorgeva su monte San Fratello)- e lungo la consolare Pompea (sul tracciato della quale oggi si snoda la linea ferrata) nel borgo della “Marina”, primo nucleo di Acquedolci, si svilupparono nel tempo fiorenti attività: trappeti per la canna da zucchero, mulini ad acqua, una gualchiera per la lavorazione della lana, una taverna e una stazione per il cambio dei cavalli. All’inizio del XV secolo, a difesa di queste attività, i Larcan (famiglia catalana giunta in Sicilia nel 1391 al seguito di Re Martino) costruirono una torre che fu poi fortificata e fece parte del complesso di torri di avvistamento fatte edificare da Carlo V, nel XVI secolo, per la difesa delle coste siciliane; la torre era a protezione di questa porzione di costa e di un fondaco con osteria, attorno alla quale nacque un borgo, il primo nucleo della “marina delle acque dolci”, nome che ha conservato fino ai giorni nostri. Il nome trae origine, presumibilmente, dalla presenza fiumi sotterranei che arrivano a mare (secondo la leggenda sgorgandovi in maniera visibile) e di copiose fonti d’acqua, la principale denominata Favara, dalla quale partiva il torrente che attraversava il borgo e nel quale confluivano gli scarti dalla lavorazione della canna da zucchero che ebbe in Acquedolci uno dei centri di maggiore attività.

Di Acque Dolci parlano anche Tommaso Fazello che cita (Lib. I – Dec. I) “Acque deinde cognomate Dulci cum taberna hospitatoria”, e Maurolico che nel 1546 annota l’Acque Dulci fundaco

La bella e imponente torre fu successivamente inglobata in una struttura complessa che il principe di Palagonia (importante famiglia del regno di Spagna) eresse nel XVII secolo, quando fu trasformata in dimora feudale con una splendida facciata barocca e annessa chiesa di San Giuseppe.
La torre fu fatta esplodere, con cariche di dinamite, a metà degli anni ’60 ma il castello, che in seguito a vari crolli si presenta oggi in avanzato stato di degrado, dopo tante vicissitudini, l’incuria e l’indifferenza di tutti, è stato acquistato dal Comune, e si è iniziato un recupero che potrebbe riconsegnare ad Acquedolci la sua storia.

La rapida evoluzione dell’attuale centro è strettamente legata alla frana che l’8 gennaio del 1922 colpì l’abitato di San Fratello, di cui all’epoca Acquedolci era frazione.
In seguito a quel disastro furono costruite in breve tempo, attorno all’antico nucleo del borgo della “Marina”, le nuove case popolari (detti “padiglioni“), l’ufficio postale (oggi Caserma dei Carabinieri), la Scuola Elementare, il Municipio, la Chiesa Madre, il Cimitero Monumentale e le reti idriche e fognarie monumentale testimonianza, seppur con i segni del tempo, dell’architettura fascista. Piazze e spaziose aree verdi impreziosiscono l’abitato identificato con il primo piano regolatore generale fortemente voluto dal generale Di Giorgio (deputato nazionale e ministro della guerra) che seguì la nascita del paese come un padre fa con un figlio, dandogli la connotazione di Città Giardino.

Per le naturali esigenze di un paese in crescita, ivi compresa la coscienza di una forte identità culturale, Acquedolci diventa comune autonomo il 12 novembre 1969.
Oggi ricordiamo con affetto il prof. Salvatore Mazzullo, primo sindaco nel 1970 del “neonato” Comune, e l’arciprete Antonino Di Paci, colti fautori di quell’autonomia vissuta, allora, come istanza dello sviluppo civile del nostro territorio.

Acquedolci, con i suoi circa seimila abitanti, è una accogliente cittadina in forte crescita demografica ed economica, con uno spiccato carattere turistico, forte del fatto di portare in dote meravigliosi siti quali appunto la Grotta di San Teodoro e l’antico complesso del Castello.

Acquedolci è facilmente raggiungibile e da qui è facile raggiungere tutti i luoghi più significativi del territorio che ricade nel Parco dei Nebrodi; offre ospitalità, buona cucina, possibilità di relax e vacanze e in occasione del rinomato Carnevale, manifestazione con solida tradizione, anche allegro divertimento al seguito dei carri allegorici.

FOTO STORICHE

FOTO ODIERNE

alter info su www.comunediacquedolci.it 

    • Codice istat: 83107
    • Codice catastale: M211

    • Nome Abitanti: acquedolcesi

    • Superficie: 12.96
    • Altitudine: 15

    • Densità: 436.11

    • Latitudine: 38° 03′ 26”
    • Longitudine: 14° 34′ 58”

  • Prefisso: 0941
  • CAP: 98070