cav. Benedetto Rubino

Benedetto Rubino nasce a San Fratello (ME) il 26 gennaio 1884; farmacista di professione ma soprattutto attento e appassionato studioso delle espressioni materiali della cultura popolare, Rubino attraverso le sue numerose cronache sul mondo popolare siciliano e del territorio e dei centri dei Nebrodi in particolare, ha contribuito a fissare cultura, tradizioni e folklore di un porzione di Sicilia poco conosciuta: la sua appassionata attività di studio e la ricerca svolta in molti paesi interni dell’Isola trova riscontro in numerosi articoli e scritti che abbracciano un arco di tempo che va dai primi decenni del secolo scorso fino al secondo dopoguerra. La qualità della sua opera da “folklorista periferico” permette di annoverarlo accanto alle più autorevoli fonti del folklorismo siciliano fra Ottocento e Novecento, tra i grandi nomi di Giuseppe Pitrè, Salvatore Salomone Marino, Giuseppe Cocchiara, Giovanni Alfredo Cesareo, Giuseppe Pipitone Federico, Serafino Amabile Guastella, Raffaele Corso.

passaggio della processione del venerdì Santo davanti l’abitazione e farmacia Rubino, anni ’20

In un piccolo centro come Acquedolci lo speziale (il farmacista), come il parroco, il medico e il sindaco, era un punto di riferimento della comunità. Figuriamoci se allo stesso tempo il primo farmacista era fotografo e giornalista! Il cavaliere Benedetto Rubino, che per un breve periodo di San Fratello nel 1914 è stato pure Sindaco, con la frana del 1922, come tanti, aveva perso la casa, e aveva quindi deciso di trasferirsi nel nuovo abitato ad Acquedolci (la Nuova San Fratello), per aprire la prima farmacia (1923); faceva addirittura parte della giunta municipale che deliberò “di trasferire l’abitato di questo comune di San Fratello in Acquedolci e precisamente nella contrada Cruzzuluddu, nei terreni di proprietà del Signor Barone Cupani soprastanti alla stazione ferroviaria San Fratello – Acquedolci e divisi dalla strada provinciale Messina-Palermo“.
Di quel periodo Rubino divenne attento testimone. Con i suoi articoli e le sue fotografie raccontò e documentò la fondazione del nuovo centro, trasformando negli anni il retro della sua farmacia in studio e laboratorio fotografico, ma anche in centro di raccolta di manufatti e oggetti legati alla tradizione e ad antichi lavori da destinare al museo etnografico siciliano di Palermo, e in laboratorio di archeologia per ospitare i fossili delle campagne di scavo (tra tutte quelle di Maviglia e Graziosi relative al rinvenimento delle inumazioni).
Oltre che cronista fu attento e acuto osservatore e abile e accattivante narratore, scrisse per il Giornale di Sicilia, Sicilia Elettrica, il Touring Club d’Italia, L’Ora, Sicania, Varietas, Secolo XX.
Scrisse molto preferendo però il saggio e l’articolo al libro.
Pubblicò infatti solo due libri, forse perché troppo impegnato o poco stimolato, ma sono due perle:

Rubino B. Folklore di San Fratello, Libreria Inter. A Reber, Palermo 1914
Rubino B. e Cocchiara G. Usi e costumi, novelle e poesie del popolo siciliano, Remo Sandron, Palermo 1924

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Amava la musica e amava suonare; i suoi viaggi a Palermo contemplavano spesso anche le serate al teatro. Innamorato della sua terra che amava frequentare e della sua storia che conosceva, in tutti i suoi scritti e nei suoi scambi epistolari (che sostituivano i viaggi) sono evidenti il profondo legame con la sua Sicilia e i rapporti veri che stabiliva con i suoi corrispondenti culturali, studiosi delle tradizione popolari, esperti e intellettuali di riconosciuta statura e spessore scientifico, come Pitré e Cocchiara in particolare ma anche Salomone Marino e Corso.

I suoi saggi svariano dalle feste alle tradizioni, dai lavori artigianali e particolari ai personaggi tipici o popolari, da ambienti e paesaggi a storie perdute nella memoria che riecheggiano solo nella tradizione orale. Le sue osservazioni e le sue attente analisi, arricchite dalle sue fotografie erano spesso valorizzate con articoli e reportage pubblicati nel prestigioso supplemento del Corriere della Sera, La Lettura.

Gli articoli descrivono la cultura materiale e le antiche tecniche del lavoro creativo e manuale, dall’arte figulina a quella della cottura del pane, fanno rivivere le narrazioni delle vicende storiche e le usanze religiose di San Fratello, Acquedolci, Caronia, Mistretta, Tusa, e di tanti altri centri della costa tirrenica e, ancora, dei luoghi caratteristici e arcaici delle fitte e selvagge selve dei Nebrodi: le grotte di San Teodoro, i villaggi di capanne, i poveri ricoveri dei contadini e boscaioli. Gli articoli sono impregnati di enfasi nostalgica e acritica esaltazione della cultura popolare, come spesso accadeva ai ricercatori di usi e tradizioni popolari del suo tempo. Il suo desiderio era quello di raccogliere e conservare la memoria e la tradizione locale, anche per farla conoscere ad un pubblico nazionale, in una fase storica, di cui probabilmente era cosciente ma distaccato, in cui si completavano importanti trasformazioni storico-sociali iniziate alla fine dell’ottocento, che avevano prodotto, nella Sicilia centro-orientale protagonista degli articoli di Rubino, l’abbandono della campagna e dei boschi, lo spostamento nelle grandi città e l’emigrazione. Riletti oggi costituiscono quindi non solo un’importante documentazione su una parte di territorio siciliano tradizionalmente poco indagato, ma permettono di rileggere e riflettere sulle sue complesse vicende storiche novecentesche.

I giganti di Mistretta in “La lettura”, dicembre 1919
Venditori ambulanti in Sicilia in “La lettura”, ottobre 1920
Gli ultimi eremiti siciliani in “La lettura”, gennaio 1921
I diavoli di Pasqua in Sicilia in “La lettura”, aprile 1921
Villaggi di capanne nei boschi siciliani in “La lettura”, settembre 1921
I piccoli mestieri nelle strade siciliane in “La lettura”, dicembre 1921
Cortei nuziali in Sicilia in “La lettura”, settembre 1922
Poeti zappatori in Sicilia in “La lettura”, febbraio 1923
Provincia siciliana: il sacerdote novello in “La lettura”, giugno 1923
L’arte figulina in Sicilia in “La lettura”, novembre 1923
Abitazioni rurali in Sicilia: gli ultimi trogloditi in “La lettura”, febbraio 1924
I canti della tonnara in “La lettura”, giugno 1924
I gridatori delle vie siciliane in “La lettura”, febbraio 1925
Paesaggi siciliani: la bella costa in “La lettura”, luglio 1925
Pani e ceci festivi in Sicilia in “La lettura”, settembre 1927
Ricordi di una visita a Giuseppe Pitré in “La lettura”, maggio 1929
Tra i rurali di Zappulla in “La lettura”, luglio 1930
Paesaggi siciliani: la grotta di S. Teodoro in “La Lettura”, ottobre 1930.

Aveva sposato Serafina Emanuele dalla quale ebbe quattro figli. Tra questi ricordiamo il Gen. C.A. Cirino Rubino, Sottocapo di Stato Maggiore dell’Esercito e comandante delle Divisioni Corazzate “Centauro” e “Ariete”, decorato con due MAVM e una MBVM.
Il cavaliere Rubino morì nella sua Acquedolci, ancora frazione, il 16 luglio 1955, in seguito a una caduta causata da un collasso cardio-circolatorio.

I nipoti Nuccio (Benedetto) e Giorgio tengono vivo il ricordo del nonno, l’arch. Pierpaolo Faranda gli ha dedicato diversi studi e un libro, la nostra associazione si impegna affinché il nostro illustre concittadino venga conosciuto e apprezzato attraverso gli scritti e i documenti, le mostre e un auspicato spazio museale.

Bibliografia:

Salvatore Di Fazio, “Il Folklore come storia antropologica” in Personaggi storici di San Fratello, Sant’Agata di Militello, Arti Grafiche Zuccarello 2006
Pierpaolo Faranda, “La fondazione di Acquedolci negli scritti di Benedetto Rubino (1922-1937)” Palermo, Qanat 2013
Gian Luigi Bruzzone, “Benedetto Rubino e Giuseppe Cocchiara” ne I Quaderni della Valle del Fitalia, 2017

ARCHIVIO RUBINO, documenti raccolti dalla pro loco di Acquedolci

Sitografia:

Silvestro Li Volsi, https://www.lafrecciaverde.it/cultura-benedetto-rubino
Alessandro D’Amato http://www.istitutoeuroarabo.it/DM/cocchiara-rubino-e-di-mino-storie-di-amicizie-e-di-libri-sussidiari-per-la-cultura-regionale/
pagina Facebook: https://www.facebook.com/Benedetto-Rubino-446861102015629

video immagini

ALTRI ARTICOLI: (in aggiornamento)

Il testamento del Nannu, 1914
Presepi siciliani, 1915
Casa e famiglia del contadino siciliano, 1915
La lavanda dei piedi a San Fratello, 1917
Blasone popolare di San Fratello, 1917
Poeti zappatori in Sicilia, 1920
L’arte tessile casalinga in Sicilia, 1935

  • Bizzarrie di un popolo in festa. in “Il Secolo XX” luglio 1910
    Attorno alla memoria di un grande. Alcune lettere inedite di Giuseppe Pitrè in “Giornale di Sicilia”, 20 luglio 1923
  • Vecchi Castelli Siciliani 18 -19 Febbraio 1924 – La torre di Acquedolci
  • La lavanda dei piedi a San Fratello: ultime sacre rappresentazioni in Sicilia, Tirelli di G. Guaitoli, Catania 1925, da Il folklore italiano, A. 1, n. 1 (aprile 1925)
http://www.comunediacquedolci.it/files/imgnews/Locandina%20presentazione%20libro%20Faranda%202.jpg